Tarte normande

Visto che di viaggiare nella realtà ancora non se ne parla, io lo faccio accendendo il forno e sbucciando mele per una profumatissima Tarte normande.

Lo faccio anche in occasione di un’iniziativa che trovo divertente, e particolarmente iperglicemica, ideata da tre blogger con i fiocchi: Simona Milani di Pensieri e Pasticci Miria Onesta di Due amiche in cucina e Mary Vischetti di Un’americana tra gli orsi

L’iniziativa si chiama #worldwideapplesweets ed è dedicata ai dolci alle mele provenienti da tutto il mondo.

Molti blogger da tutto il globo, sia uomini che donne, parteciperanno a questa sorta di enorme apples party pieno di squisitezze tutte dedicate alle mele, e io porterò a questo party la mia Tarte normande.

La ricetta arriva da un libricino intitolato Carnet de recette de Normandie che ho acquistato al Bookshop dell’Abazia di Mont Saint-Michelle durante il mio pazzissimo viaggio di nozze.

In famiglia la Normandia ci è talmente entrata nel cuore che dal 2013 ci siamo già tornati altre due volte, ma se potessi mi trasferirei là tra maree, vento eterno e cieli dal carattere estremamente mutevole.

Per il momento mi accontento di preparare una cenetta o un pranzo in stile normande di tanto in tanto e in queste occasioni la tarte, questa tarte, non può proprio mancare.

Ingredienti per la pasta sablée:

1 uovo a temperatura ambiente

200 g di farina 00

100 g di zucchero

100 g di burro freddo tagliato in piccoli pezzi

1 pizzico di sale

Per la farcitura:

3 mele piuttosto grandi (io ho usato delle Gala)

2 uova

100 g di zucchero

50 g di farina di mandorle

125 g di panna liquida

1 bicchierino di Calvados

Procedimento per la pasta sablée:

In una terrina capiente versate l’uovo intero, lo zucchero e il pizzico di sale.

Lavorate a mano, utilizzando una semplice spatola, fino a quando il composto diventerà chiaro e piuttosto schiumoso.

Aggiungete tutta la farina e mescolate, sempre con la spatola, in modo grossolano.

Ora è il momento di divertirsi: abbandonate la spatola e lavorate l’impasto a mano, formando con le dita delle briciole fino a quando otterrete una consistenza sabbiosa.

Unite il burro freddo a pezzi e, sempre lavorando con le mani, incorporatelo all’impasto.

Il risultato che dovete ottenere è quello di una pasta liscia, omogenea e morbida al tatto. Se dovesse risultare ancora appiccicosa potete aggiungere dell’altra farina, ma procedete con cautela – un cucchiaio alla volta – fino al raggiungimento della consistenza ideale.

Una volta pronta, create un panetto, infarinatelo leggermente e fate riposare la sablée per un’ora in frigorifero.

Trascorso questo tempo stendete la sablée su un piano di lavoro leggermente infarinato, poi ungete accuratamente con del burro uno stampo a cerniera o una pirofila tonda dal diametro di 22 0 24 cm. Foderate lo stampo (o la pirofila) con la sablée, creando un bordo alto circa 3 cm, e bucherellate il fondo.

Rimettete lo stampo foderato in frigorifero.

Per la farcitura:

Lavate e sbucciate le mele, togliete i torsoli e poi ricavate delle fette molto sottili (al massimo 3 mm di spessore).

Distribuite le mele all’interno del guscio di sablée che fodera il vostro stampo. Potete farlo creando un preciso disegno con le fettine di mela, oppure lasciandole cadere più o meno a caso. L’importante è che le mele ricoprano totalmente il fondo (anche sovrapponendosi tra loro) e che non fuoriescano troppo dal bordo formato con l’impasto.

In una terrina versate le uova, lo zucchero, la farina di mandorle, la panna e il Calvados.

Con una frusta battete il composto fino a quando gli ingredienti saranno ben amalgamati tra loro. Non serviranno grandi sforzi o una frusta elettrica dato che non dovete montare nulla. Lo scopo è solo quello di legare tra loro gli ingredienti.

Non vi resta altro da fare che versare questo composto liquido sopra le mele accoccolate nella sablée, e riporre nuovamente lo stampo in frigorifero.

Per la cottura ci sono almeno due scuole di pensiero, tra cui le più autorevoli indicano o una cottura a temperature molto elevate per un tempo piuttosto breve (225° per 25′) o una cottura a temperature un po’ meno elevate per tempi un po’ più dilatati (200° per 35/40′). La scelta sta a voi, e dipende soprattutto da quanto volete che le mele si abbrustoliscano durante la cottura. Io, che le preferisco dorate e non tendenti al brown eccessivo, ho cotto la mia tarte normande a 200°, in modalità rigorosamente statica, per circa 40′.

Non essendo precotte, le mele resteranno piuttosto consistenti anche dopo la cottura, quindi sarà il colore l’unico vostro metro di valutazione per decidere quando togliere il dolce dal forno.

Una volta pronta, togliete la tarte dal forno e fatela raffreddare. A questo punto potrete toglierla dallo stampo, trasferirla su un piatto e servirla.

Chi volesse rimanere saldamente ancorato alle tradizioni della Normandia, sappia che a questo punto rimarrebbe solo un’ultimissima cosa da fare prima di tagliare il dolce e gustarsene una fetta: versare un bicchierino di Calvados sulla tarte e poi fiammeggiare. In questo modo l’eccesso di alcol evaporerà e lo zucchero presente sulla superficie del dolce caramellerà a meraviglia.

L’alternativa meno scenografica, ma altrettanto piacevole, è quella di servire la tarte esattamente così come è uscita dal forno e accompagnarla semplicemente con un bicchierino di Calvados.

A voi la scelta.

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